Preu sempre piu altoGli appassionati di gambling e scommesse sportive lo sanno bene: il gioco d’azzardo ha un grande nemico, il Decreto Dignità. Da quanto è entrato in vigore nel 2018, infatti, questo provvedimento fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle ha imposto una serie di limitazioni al gioco d’azzardo, andando a colpire tutti i settori più remunerativi per gli operatori. Tra le varie disposizioni “anti-gioco” previste dal decreto c’è un graduale ma costante aumento di quello che in gergo tecnico viene definito “Preu”, acronimo di Prelievo Erariale Unico, ovvero la tassazione applicata agli esercenti sugli introiti derivanti dagli apparecchi che elargiscono premi in denaro, come le slot machine.

Il Preu, originariamente fissato al 13,5% delle somme incassate, era già stato toccato dalla normativa nel 2018, quando è stato innalzato al 19,25%, e in un secondo momento all’inizio del 2019, arrivando al 23,68%. L’ultimo incremento del prelievo erariale, infine, risale soltanto a qualche mese fa, quando nel gennaio 2021, la tassa è stata portata alla soglia del 24%. Parallelamente a questo incremento della tassazione sugli apparecchi elettronici Awp (ovvero i giochi elettronici che erogano vincite in denaro, detti anche New Slot), si è alzata anche l’aliquota per le videolottery (o VLT), che nel giro di pochi anni è passata dal 6,2% circa all’8,6%, gravando in misura sempre maggiore sulle tasche dei proprietari di bar e sale da gioco.

Nonostante le richieste degli esercenti, che avevano proposto di prorogare l’aumento dopo la fine dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 o di incrementare le misure di sostegno previste dal Decreto Ristori per far fronte al mancato guadagno dovuto all’interdizione delle sale da gioco, il governo ha applicato la normativa come da copione, mettendo in atto gli aumenti previsti dal Decreto Dignità proprio durante la pandemia.

Il Decreto Dignità non è altro che l’ultimo esempio di una lunga serie di provvedimenti atti ad aumentare la tassazione sul gioco d’azzardo riducendo considerevolmente gli introiti per casinò e sale da gioco, allo scopo dichiarato di combattere il fenomeno della ludopatia disincentivando i proprietari di bar e casinò, oltre che gli stessi giocatori.

Oggi, però, il settore del gioco d’azzardo si trova in una situazione di crisi perenne, alimentata dalle restrizioni emergenziali che hanno colpito in modo particolari gli addetti ai lavori del comparto. Aggiungendo queste restrizioni alla crescente pressione fiscale esercitata sul settore (con ben cinque rincari delle aliquote negli ultimi sei anni), si ottiene una situazione di difficile gestione per gli esercenti.

L’Italia, come spesso accade quando si parla di tasse, è il Paese europeo con la più alta pressione fiscale esercitata sul settore del gioco d’azzardo, che dopo gli ultimi aumenti è arrivata a toccare l’incredibile quota del 70%. Una strategia ben definita che può rivelarsi un’arma a doppio taglio anche per chi si oppone all’espansione del gioco d’azzardo, poiché mentre gli apparecchi Awp o VLT scompaiono dai casinò e dalle sale da gioco, sono sempre di più le slot machine online e i software dedicati al gioco d’azzardo che svolgono la stessa funzione su un territorio meno regolamentato che può godere di un regime fiscale meno severo.

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